Non è la persona che si adatta al Metodo. È il Metodo che si adatta alla persona.
- Giuseppe Algozzini

- 24 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Nel mondo dell’allenamento, del coaching e della crescita personale esiste un presupposto spesso dato per scontato: la persona deve adattarsi al metodo.
C’è un programma, una struttura, una sequenza. Se non funziona, il problema sei tu: non sei abbastanza disciplinato, abbastanza costante, abbastanza pronto.
Nel Metodo Extra Performance Coaching questo presupposto viene ribaltato.
Il problema dei metodi rigidi
I metodi rigidi hanno un grande vantaggio: sono facili da spiegare. Un grande limite: funzionano solo su una parte delle persone.
Ogni individuo porta con sé:
una storia fisica
un vissuto emotivo
un livello di stress
un contesto di vita reale.
Pensare che una struttura fissa possa funzionare allo stesso modo per tutti significa ignorare questa complessità.
Il risultato è noto:
adattamenti forzati
abbandoni
sensazione di “non essere adatti”.
Adattivo non significa permissivo
Dire che il Metodo si adatta alla persona non significa che “tutto va bene”. Non significa abbassare l’asticella. Non significa rinunciare al rigore.
Nel Metodo Extra Performance Coaching:
i criteri sono chiari
gli obiettivi sono definiti
la trasferibilità è non negoziabile.
Quello che cambia è il percorso, non la direzione.
Criteri fissi, strumenti adattabili
Il Metodo si fonda su alcuni criteri che restano invariati:
migliorare la gestione dello stress
aumentare la qualità dell’attenzione
sviluppare una risposta funzionale sotto pressione.
Questi criteri non cambiano mai.
A cambiare sono gli strumenti:
movimento
lavoro corporeo
Aikido
realtà virtuale
respirazione
esercizi di presenza.
Non tutti servono a tutti nello stesso momento. Non tutti funzionano allo stesso modo per tutti.
Il Metodo osserva, valuta, adatta.
La persona non è il problema da correggere
In questo approccio, la persona non viene vista come qualcosa da “aggiustare”. Viene vista come un sistema che si sta già organizzando per sopravvivere alle richieste della vita.
Il lavoro non consiste nel forzare nuove forme, ma nel:
rendere più funzionali le risposte esistenti
ridurre le rigidità inutili
recuperare margine di scelta.
Perché questo approccio funziona nella vita reale
La vita non segue protocolli. Le giornate non sono lineari. Lo stress non arriva “a fine allenamento”.
Un Metodo che pretende adattamento totale da parte della persona fallisce proprio lì dove serve di più.
Un Metodo che si adatta, invece:
tiene conto dei carichi reali
lavora sul recupero, non solo sulla spinta
costruisce continuità, non prestazione episodica.
Responsabilità, non dipendenza
Un altro equivoco da evitare: un Metodo adattivo non rende dipendenti.
Al contrario:
sviluppa autonomia
insegna a leggere i propri segnali
restituisce responsabilità alla persona.
L’obiettivo non è “seguire il Metodo”. È imparare a funzionare meglio dentro le situazioni reali.
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Nel Metodo Extra Performance Coaching:
la persona non deve conformarsi a un modello
il Metodo si organizza intorno alla persona
i criteri restano fermi
gli strumenti si adattano
l’unico metro di giudizio è la vita reale.
Se un allenamento non cambia come stai nelle situazioni che contano, non serve.
Se un Metodo non sa adattarsi alla persona, non è un Metodo: è una gabbia.


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